SOS LTC – chi ci pagherà la badante?

Lo Sportello Previdenziale di Axirè
Secondo i dati Istat, si prevede che entro il 2050 la popolazione over 65 sarà all’incirca 1/3 dell’intera popolazione, mentre gli over 85 passeranno da 2 milioni a 6 milioni nel 2060. Per questo l’Italia è il Paese più longevo in Europa. Dietro questi dati certamente confortanti da un punto di vista anagrafico, si nasconde una realtà che non vogliamo vedere per quello che rappresenta, perché insieme alla prospettiva di vita che si allunga, aumenta anche il rischio di non autosufficienza.
La stima del Censis è che nel 2040 gli anziani non autosufficienti saranno più di 4,6 milioni, ovvero il 24,4% del totale degli anziani.
Il Censis evidenziava già nel rapporto del 2019 che ormai la sanità in Italia è caratterizzata da uno stabile impegno economico delle famiglie e dall’erosione progressiva della spesa pubblica. Le famiglie in tal senso garantiscono l’assistenza diretta in particolare con mogli e figlie in 7 casi su 10 e trasferiscono una parte dell’assistenza a oltre un milione di badanti (quelle regolarizzate) con una spesa annua per retribuzione stimata in circa 9 miliardi di euro. Questo tema ha introdotto un nuovo termine inglese che si usa quando si parla di assistenza ed è quello dei “caregivers” che rappresentano tutti coloro che si prendono cura, a titolo non professionale e gratuito, di una persona cara affetta da malattia cronica, disabile o con qualsiasi bisogno di assistenza a lungo termine. In Italia questi soggetti svolgono un ruolo determinante a sostegno di un sistema di welfare ormai definito familista. Si tratta di un ruolo non ancora riconosciuto, anche se è da qualche anno che si sta lavorando ad una legge nazionale che possa restituire dignità e diritti a queste preziose figure. Solamente a fine 2020, la Legge di Bilancio 2021 (Legge 178/2020 art. 1 c. 334) ha istituito un fondo per il riconoscimento del valore sociale ed economico con una dotazione di 30 milioni di euro per ciascuno dei due anni 2021 – 2023, ma queste risorse rimangono ancora del tutto insufficienti rispetto a coloro che ne dovrebbero beneficiare. Secondo dati Istat relativi al 2018, sono più di sette milioni gli italiani impegnati nel caregiving pari a circa il 15% dell’intera popolazione nazionale.
In alternativa al fare parte del popolo dei caregivers, e quasi sempre gli stessi non hanno alternative perché non hanno le risorse per finanziare l’assistenza, ci sono le residenze sanitarie assistenziali con rette che si aggirano in media sui 3.000 euro al mese, o più spesso le badanti che, quando assunte regolarmente, hanno un costo medio che si aggira sui 18 mila euro all’anno. Si prevede che le persone bisognose di assistenza di lungo periodo aumenteranno in maniera esponenziale e che, a meno che lo Stato non attui riforme importanti sulla parte di welfare che riguarda la long term care, sempre più famiglie dovranno farsi carico di un familiare non autosufficiente. In realtà lo Stato ancora nella Legge di Bilancio 2017 ha introdotto l’agevolazione fiscale tra i benefici riconosciuti alle aziende per i propri dipendenti nell’ambito del welfare aziendale, ma anche in questo caso non è sufficiente lo strumento se manca la consapevolezza e la sensibilità di chi dovrebbe utilizzarlo.
In un mondo ideale fatto di programmazione e di prevenzione degli imprevisti, che solo così potrebbero diventare meno imprevedibili, ma soprattutto più sostenibili, la soluzione c’è da molto tempo, ma non è ancora conosciuta perché è sempre difficile riscontare interesse su argomenti legati alla possibilità che un giorno possano capitare e ancora di più se riguarda la propria salute.
Ho cominciato a fare il mestiere dell’assicuratore negli anni ’90 e già in quei tempi le Compagnie iniziavano a collocare sul mercato polizze con i primi oggetti del rischio nominati all’inglese. L’acronimo in questione era stato battezzato con una sigla che prendeva il nome di LTC per indicare per esteso “Long Term Care” che tradotto significa “Assistenza a lungo termine”. Da allora il termine è rimasto tuttora uguale, ma con esso di fatto anche la bassa percezione di come questo rischio costituisca un vero e proprio problema. Ma senza un’adeguata percezione del rischio è difficile che le persone sentano il bisogno di tutelarsi. Ancor oggi tutelarsi dai rischi è meno importante di un viaggio, di una cena in pizzeria, di uno smartphone e anche del tentare la sorte con il gratta e vinci. Solo aiutando le persone a prendere piena consapevolezza dei rischi che corrono e delle conseguenze connesse ad ogni rischio, possiamo riuscire a cambiare la loro scala di priorità. Solo impegnandosi a creare cultura assicurativa possiamo far nascere l’esigenza di assicurarsi per proteggersi, almeno dai rischi più gravi. Tra questi quello della LTC è decisamente tra i più importanti perché se non lo si gestisce per tempo può causare gravissime conseguenze non solo alla persona non più autosufficiente, ma anche alle persone che la assistono. Ma vediamo bene di cosa si tratta in particolare.
Le polizze Long Term Care (LTC)sono polizze vita che spesso sono proposte come garanzia complementare che affiancano altre polizze vita, ma più spesso sono sottoscritte separatamente.
La copertura si attiva quando l’assicurato non può più provvedere autonomamente ai propri bisogni primari.
La prestazione assicurativa viene riconosciuta ed erogata nel momento in cui si verifica l’incapacità di svolgere in modo presumibilmente permanente, anche con l’aiuto di speciali apparecchiature, un numero minimo (di solito fissato a tre) delle seguenti attività ordinarie della vita quotidiana dette Activities of Daily Living (ADL):
- Lavarsi: capacità di lavarsi nella vasca o nella doccia (e anche di entrare e uscire dalla vasca o dalla doccia) o lavarsi in modo soddisfacente in altro modo.
- Vestirsi: capacità di indossare, togliersi, allacciare e slacciare ogni tipo di indumento ed eventualmente, anche bretelle, arti artificiali o altri apparecchi protesici.
- Alimentarsi: capacità di ingerire senza aiuto il cibo preparato da altri.
- Andare in bagno: capacità di andare in bagno o comunque di mingere ed evacuare in modo da mantenere un livello di igiene personale soddisfacente.
- Mobilità: capacità di muoversi in casa da una stanza all’altra sullo stesso piano.
- Spostarsi: capacità di passare dal letto ad una sedia o sedia a rotelle e viceversa.
Ci sono anche altri indicatori utilizzati per stabilire lo stato di non autosufficienza di una persona, ma quello sopra indicato è decisamente quello più diffuso sul mercato.
A fronte del pagamento di un premio unico o periodico, l’Assicurato potrà ottenere una indennità in forma di rendita al verificarsi di una riduzione della propria autosufficienza. Le rendite erogate da una polizza LTC possono essere:
- temporanee: il diritto alla prestazione si ottiene soltanto nell’eventualità in cui la perdita di autosufficienza insorga durante il periodo di validità del contratto;
- a vita intera: la copertura assicurativa è valida durante tutta la vita dell’Assicurato e pertanto, il diritto alla prestazione si ottiene in qualsiasi momento si verifichi la perdita dell’autosufficienza. In questo tipo di LTC il contraente Assicurato è tenuto a versare i premi fino ad una certa età (ad esempio fino a 70 o 80 anni), ma la copertura è valida per tutta la durata della sua vita.
L’obiettivo è quello di costruire una rendita fra i 500 e i 2.500 euro al mese, in modo da disporre di una somma che permetta di pagare una parte consistente della retta di una RSA o del costo di una assistente domiciliare. Pensiamoci per tempo, per noi e per i nostri figli che non vorremmo mai diventassero un giorno i nostri caregivers a tempo pieno!