Brindiamo con il vino novello

In Italia precede l’uscita del Beaujolais Noveau. Il vitigno ideale è il Teroldego
“La nebbia a gl’irti colli piovigginando sale e sotto il maestral urla e biancheggia il mar. Ma per le vie del borgo dal ribollir de’ ti i va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar.” è una delle poesie più famose di Giosuè Carducci dal titolo emblematico “San Martino”, titolo che ricorda la festa di San Martino, l’11 novembre, che è anche il mese del vino novello. Un rito che si rinnova di anno in anno soprattutto in Francia dove la data di uscita del Beaujolais Noveau (il terzo giovedì di novembre e non sono ammesse deroghe) è preceduta da un battage che scandisce, giorno dopo giorno, le tappe del fatidico evento: quest’anno la data canonica è giovedì 21 novembre. E quel giorno sarà festa grande nei bistrot, nei bouillon, nei ristoranti e nelle enoteche parigine all’insegna del motto: il “Beaujolais Noveau est arrivèe”.
Il Novello italiano precede l’uscita del Beaujolais Noveau
Il Novello italiano, un vino profumatissimo, simpatico, beverino, ottenuto con la tecnica della macerazione carbonica degli acini, precede di qualche settimana l’uscita del Beaujolais Noveau. Nel nostro Paese, infatti, può essere commercializzato dal 30 ottobre e fino al 31 dicembre.
In passato, negli anni Ottanta-Novanta del secolo scorso, il Ministero dell’Agricoltura aveva fissato la data del 6 novembre con un’unica eccezione: la possibilità di stappare la prima bottiglia di Novello alla mezzanotte del 4 novembre in occasione dell’inaugurazione del Salone del Vino Novello, alla Fiera di Vicenza. L’organizzatore, Pino Khail, direttore della rivista “Civiltà del Bere”, invitava di anno in anno in veste di madrine le più famose «showgirl» del mondo della televisione, del cinema e dello spettacolo che scandivano i secondi che mancavano al brindisi ufficiale.
Personalmente ho presenziato a tutte le edizioni del Salone vicentino, poi a partire dagli anni Duemila l’interesse è andato via via scemando e il Novello ha perso l’appeal che si era conquistato nel corso degli anni. E si è affievolito anche l’interesse dei consumatori come confermano le cifre: i 25 milioni di bottiglie di 30 anni fa sono solo un ricordo: oggi non raggiungono nemmeno i 5 milioni di bottiglie.
La colpa? Non è solo questione di moda. Purtroppo si erano inseriti nel business i soliti “furbacchioni” che hanno svilito il prodotto lanciando il Novello con le uve più disparate, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, fregandosene del disciplinare di produzione (la macerazione carbonica che esalta le caratteristiche dell’uva appena raccolta).
Il Novello, inoltre, sconta il fatto che nella grande distribuzione spesso alcune bottiglie sono vendute a cifre ridicole (pochi euro) che oltre all’immagine compromettendo la credibilità dei produttori seri ed onesti che a questo vino, figlio dell’ultima vendemmia, dedicano passione, sacrifici e investimenti tecnologici in cantina.
Proprio per questo alcuni Consorzi stanno portando avanti una battaglia affinché il Ministro dell’Agricoltura riprenda in mano il Decreto del 13 agosto 2012 che disciplina la produzione del Vino Novello, nella parte che riguarda la tecnica della macerazione carbonica dell’uva, portando l’attuale percentuale (minimo 40%) al 100% come avviene in Francia con il Beuajolais Noveau.
Sua Maestà il Teroldego, vitigno ideale per il Novello
In questo mare di lacrime, per fortuna, alcune aziende hanno continuato a produrre il Novello come prescrive il disciplinare più rigoroso, in particolare alcuni vignaioli del Trentino visto che possiamo vantare quello che è considerato il vitigno ideale per la produzione del Novello: Sua Maestà il Teroldego. Vitigno che consente di ottenere un vino che regala emozioni fin dal primo sorso. E la cui vinificazione fu intuita e messa a punto per primo da Luciano Lunelli, il patriarca dell’enologia innovativa dolomitica, ex direttore della Cantina Rotaliana di Mezzolombardo e socio fondatore dello spumante Abate Nero, scomparso 5 anni fa. Trent’anni fa, o giù di lì, fui tra i pochi giornalisti a promuovere il Novello (nessuno sapeva che diavolo fosse, molti lo confondevano con il mosto, altri con il “vin novo” e altri ancora con il “torbolino” da assaggiare con le castagne). E fui tra i primi a ribadire che era proprio il Teroldego il vitigno ideale per esaltare il Novello anche per le caratteristiche che lo avvicinano al Gamay francese, padre del Beaujolais.
Quella spremuta d’uva appena raccolta
Fondamentale – dicevamo – è la tecnica della macerazione carbonica al 100%, non un surrogato. Ed è il motivo per cui per colpa di certi “furbetti del quartierino” in Italia è scemato l’interesse per questo vino. Ma non in Trentino fortunatamente.
Colore rosso rubino intenso e brillante con delle bellissime tonalità violacee, il Novello prodotto cou uve Teroldego regala ai wine lover un bouquet di profumi che ricordano la ciliegia (la marasca in particolare), i lamponi, il ribes. In bocca è fragrante, suadente, morbido, ammaliante. Diciamolo senza troppi giri di parole: assomiglia ad una spremuta d’uva appena raccolta. A tavola è quanto mai versatile. Io amo assaggiarlo con i taglieri di salumi e formaggi, con il tortel di patate, con il frico, con la pizza, ma anche con piatti più impegnativi. Una bontà. E allora concludo: lunga vita al Novello, purché fatto come Cristo comanda. In alto i calici. Prosit!
