Vecchio album: piccolo mondo antico (1a parte)

Vecchio album: piccolo mondo antico (1a parte)

I vecchi libri di storia sono come i polverosi album di famiglia; ci tengono con un piede nel presente e l’altro nel passato. Rivisitandoli ci fanno pure rivivere antiche e ormai sopite emozioni.

Il loro contenuto spesso ci incuriosisce e ci stimola a proseguire nella lettura del testo per approfondire maggiormente gli argomenti trattati.

Questi libri sono molto utili perché ci fanno comprendere la storia delle nostre Valli e conoscere, anche nei dettagli, la vita dei nostri avi con le loro gioie, le loro fatiche e le loro miserie.

Siccome noi siamo i loro eredi, la loro storia è pure la nostra storia, e, alla fine del libro, ognuno potrà trarre le sue considerazioni.

Le pagine di questi libri svelano dettagli sorprendenti. Alle volte, ci appaiono distanti molti anni luce e del tutto inconciliabili con la realtà odierna.

Sembrano quasi appartenere ad altri luoghi e ad altri mondi oppure paiono inventati di sana pianta.

Allora vien da chiederci “Ma la nostra Valle era proprio così? I nostri nonni vivevano veramente in quelle condizioni? Perché questi cambiamenti sono avvenuti così rapidamente?

Alla fine, però, dobbiamo ricrederci e renderci conto che questi libri sono del tutto attendibili. Le loro righe ci raccontano delle verità e dei fatti realmente accaduti. Annotandoli i nostri vecchi li hanno cristallizzati nei testi per tramandarli alle successive generazioni. Con i loro racconti essi ci illustrano la storia, la vita e l’ambiente di un mondo ormai passato ma che è realmente esistito.

Quanto detto più sopra lo possiamo facilmente verificare sfogliando il libro di Antonio Maffei (Revò 1745 – Revò 1806) edito a Rovereto, nel 1805, da Luigi Marchesini, “stampatore imperial regio con licenza dell’I.R.” e con “Aulica censura”, intitolato “PERIODI ISTORICI E TOPOGRAFIA DELLE VALLI DEL NOCE E DI SOLE NEL TIROLO MERIDIONALE”.

In appendice il libro riporta anche la descrizione dei vari paesi con le loro caratteristiche fisiche e climatiche e, in calce, è corredato da una cartina geografica di Francesco Manfroni.

Questo testo è molto importante sia per la ricchezza, sia per la validità dei suoi argomenti. Per tale motivo è considerato la prima vera guida organica delle Valli del Noce.

Scorrendo e unendo le tante interessanti informazioni in esso riportate riusciamo ad avere un quadro abbastanza completo della vita dei nostri antenati.

Nello stesso tempo, possiamo facilmente rimarcare la grande differenza esistente fra il nostro e il loro mondo.

Ora, per curiosità, ne scopriremo alcune.

Inizialmente Jacopo Maffei descrive la conformazione fisica delle due Valli. Passando poi al clima ci informa che “l’inverno, d’ordinario, è lungo e nel fine Dicembre e nel mese di Gennaio il freddo è grande e cade una gran quantità di neve. In compenso, però l’estate si gode frescura, ma spesso è stravagante, soggetta a fieri temporali o a grande siccità, cagione di mancanza di grani, come è avvenuto più volte; l’anno 1778 non cade pioggia di sorta alcuna dalli 28 di giugno sino li 3 settembre, e l’anno 1800 fu quasi simile. L’autunno, d’ordinario è placido, se non sopraggiungono brine, come l’anno 1740, in cui vi fu ghiaccio alla metà di settembre. Alla fine di ottobre il freddo si spiega e si incominciano a riscaldar le stufe”.

Riguardo all’agricoltura il nostro Autore scrive che essa è difficoltosa perché “il terreno frigido richiede molto concime; e restando in gran parte sul pendio, richiede molta fatica per rimettere la terra, che mossa dalle acque ricade in basso.” Nella nostra zona si coltivava maggiormente “il frumento, la segale di due qualità, l’orzo, il granoturco, avena, fave, fagiuoli, veccia, piselli di varie spezie, lenti, miglio, panico e ceci. Raccolta la segale e da molti anche dopo il frumento, si semina il formentone nero e rape. E quando questi due prodotti riescono bene, l’anno si conta per buono”.

Maffei dice ancora che “antichissima è la cultura della vite (…). Questo prodotto però non è in generale ma riserbato a certe Pievi meridionali (…) altrove, o la vite non resiste al freddo, o l’uva non matura”.

L’accrescimento del popolo è la cagione, ond’è, che da pochi anni si è messa in alcuni luoghi in uso la semina delle patate con buon successo.  Si inizia a coltivare tabacco, che riesce buono quando è invecchiato. Fra gli alberi fruttiferi i più comuni sono le mele, ossia pomi di varie spezie, come pure pere”.

Dice pure che “molti e vasti sono i monti con prati che rendono fieno ottimo per il bestiame bovino, con malghe nelle quali si alberga il bestiame e con selve di varie specie di alberi”.

Inoltre “l’opportunità de’ monti porta gran profitto alle Valli che è quella del bestiame, di cui, oltre al proprio uso, notabilmente ne avanza da vendere a confinanti Italiani e per tal fine, fra l’anno si tengono diversi mercati”.

Sempre a proposito di commercio prosegue scrivendo che “il principale fondo di commercio cogli esteri è quello della seta, che riesce a perfezione; si spedisce in Amburgo, in Londra, e altrove, e per essa entrano molte migliaia di fiorini. Non è però universale; perché in certi luoghi troppo frigidi l’impianto de’ gelsi non ha buona riuscita. Questo albero segue un clima comune a quello della vite”.

E a proposito di reddito “si aggiunge, come cosa di molta importanza per l’utile del paese, che gran numero di gente, avvicinandosi l’inverno, si spargono per l’Italia esercitandovi vari mestieri, risparmiando in tal modo il vitto per il tempo della loro assenza, e recando denaro, frutto delle loro fatiche; senza parlare di tanti che in autunno, e nella primavera travagliano nel tratto Atesino”.

Riguardo all’istruzione asserisce che “in tutta l’Anaunia non ci sono scuole pubbliche per le scienze. Onde conviene spedire altronde i figliuoli per motivo de’ studj; cose che portano a grandi spese”.

Secondo il Maffei nelle due Valli “le persone sono robuste e di mediocre statura; aperto è il talento che le rende alquanto proclivi alle liti: laboriosi sono questi popoli, rispettano la religione e li suoi ministri e sono ubbidienti al Principe. La religione è la sola Cristiana Cattolica”.

All’inizio del libro, informa, fra le altre cose, che nella nostra valle c’era l’abitudine di suonare le campane per allontanare le tempeste e che non si celebrano matrimoni durante il maggio perché è considerato un mese “sinistro”.                              

(continua…)

Piero Turri