Rabbi, la valle alpina e le sue chiese

Nel panorama solandro la Val di Rabbi è un caso a se stante. La sua gente è arcaica – ne fa fede il dialetto particolare – e le caratteristiche umano-sociali sono del tutto speciali. Al contrario della parallela Val di Pejo (la Valletta) che fu abitata da tempi molto antichi, come si evince dai ritrovamenti archeologici risalenti a prima di Cristo, Rabbi ebbe degli stanziamenti medievali.
Secondo congetture abbastanza provate, fino al secolo XII d. C. la valle coperta quasi per intero dalle boscaglie non era che un terreno di caccia. Solo dal 1200, con l’aumento della popolazione in Val di Sole, si comincia a colonizzare il territorio da parte di alcune comunità più prossime (Monclassico, Croviana, Malè, Terzolas, Caldes, Bozzana e Bordiana).
Da parte loro, i sette paesi iniziano con abitabilità temporanea. In seguito – ma si è già nei secoli 1300/1400 – si spostano per intero le residenze fino ad arrivare alla formazione di agglomerati stabili, dai quali prendono il nome anche le persone.
Durante il secolo XIV si registra e poi si conferma il toponimo delle frazioni, che rimangono fino oggi. Termini come: Gianon, Penasa, Casna (per Case Nuove), Poz, Sonrabbi (sommità di Rabbi), Florin, e tanti altri designano da allora gruppi di case e piccole frazioni.
Attualmente sono tre i centri più grandi: S. Bernardo, Piazzola, Pracorno. In più il luogo che attira turisti e mano d’opera, cioè Bagni di Rabbi.

I documenti più antichi citano il nome del torrente Rabbies, e poi dei vari insediamenti. Ma ormai siamo sul finire del 1200. Pur senza una propria Carta di Regola, la gente di Rabbi si organizza bene. Durante i secoli tra Medioevo e Età Moderna i Thun di Castel Caldes (fino verso il 1850) tiran- neggiano la valle con l’esercizio della giurisdizione e con le decime.
Resta da dire molto sulle “consortele” e sulle malghe, che erano una quarantina fino a qualche decennio fa (il Mariani nel 1674 parla di oltre diecimila bovini ospitati in valle). Ma faccio riferimento solo agli edifici sacri che appartengono a tempi diversi.
Dapprima si conosce la data di consacrazione della chiesa di S. Bernardo: siamo al 20 agosto del 1436. Il vescovo suffraganeo di Trento, Giovanni di Tino e Micome , dedica la nuova chiesa a S. Bernardo e a S. Margherita, due santi che proteggevano i greggi.
Verso il 1500 la chiesa venne ricostruita sempre nell’attuale piazza di S. Bernardo, dove funzionò per alcuni secoli. Nel 1513 si staccò da Malè ottenendo un curato stabile e il fonte battesimale. Qualche decennio dopo ebbe anche il proprio cimitero (1553) . I sacerdoti del paese obbedirono presto ai decreti del Concilio di Trento e dal 1565 trascrissero i nomi dei battezzati, dei matrimoni e dei morti nei libri appositi.
Nel corso del 1600 si fecero lavori importanti nella curaziale (1678) e nel 1709 fu ampliato il cimitero. Ancora una volta si pose mano alla chiesa, che fu allargata durante il secolo successivo.

Nel 1957 circa l’edificio fu fatto saltare con l’esplosivo, perché impediva il transito dei mezzi pubblici. Nel frattempo però e soprattutto per merito di don Giuseppe Rizzi di Cavizzana la chiesa fu del tutto riedificata a poca distanza dall’altra. Le statue, l’argenteria e il grande altare altoatesino con l’effigie dei patroni furono inseriti nella nuova chiesa, che venne consacrata il 3 maggio 1959 dal vescovo ausiliare mons. Oreste Rauzi. Il bell’edificio sacro, edificato in granito e col tetto molto spiovente di larice, era stato progettato dall’ing. Efrem Ferrari al quale si deve anche lo snello campanile. Su di esso si trova pure la antica campana del 1539, fusa da un maestro borgognone. Tutte le opere d’arte della vecchia chiesa furono trasferite nella nuova. Essa ebbe anche gli affreschi di Carlo Bonacina.
Piazzola si interessò per avere il suo luogo di culto: soprattutto i residenti di Crespion e di Somrabbi si diedero da fare e nel 1748 alla fine vennero esauditi. La chiesa, preda delle fiamme poco dopo, fu riedificata finché nel 1754 ebbe il suo curato. Non è un edificio spettacolare, ma servì per secoli fungendo da seconda chiesa di Rabbi. Fu dedicata prima a S. Giovanni Nepomuceno (elevato agli altari nel 1729) poi alla Madonna di Loreto.
Alla fine del secolo XVIII era stata costruita anche la chiesetta di S. Anna ai Bagni di Rabbi, che già attiravano i turisti.
Da ultimo anche Pracorno ebbe la sua chiesa. Già nel 1802 si progettava di edificare un nuovo luogo di culto, ma si deve arrivare alla metà del secolo per l’opera. In questo caso, il vero costruttore fu don Bartolomeo Dallaserra che vi spese del suo. La chiesa, dedicata alla Madonna di Caravaggio non ha pretese artistiche. Ebbe il campanile, terminato in forma bizzarra, solo ai primi del 1900.
