La Madonna della Genzianella

E’ arrivato dicembre e come sempre con sé porta un aria di festa mista a nostalgia. La nostalgia di ciò che fu e la festa per ciò che è. Con queste due leggende legate alla nostra terra, vi auguro “Buon Natale” cari lettori.
Era da poco giunta la primavera e i pascoli, i prati e le boscaglie della Val di Sole stavano lentamente sciogliendosi al primo, timido sole di aprile.
Ed ecco, su uno dei tanti sentieri di montagna, farsi avanti una donna vestita di azzurro. Pareva un angelo, ma era più bella degli angeli. Sembrava una fata, ma gli occhi tristi e profondi non erano quelli delle fate. Aveva il volto sofferente, la bella signora: camminava a fatica, ora appoggiandosi a un albero… e le foglie come per magia si schiudevano mettendo in mostra un verde brillante e novello…ora sedendosi sul ciglio della strada…e l’erba d’incanto si macchiava di fiori di ogni colore!
– Ho sete…ho tanta sete… – mormorava la donna, cercando con gli occhi una sorgente, un rivo, una pozza d’acqua…ma la terra, dopo i lunghi mesi di gelo, era assetata anch’essa e beveva avida ogni stilla di neve disciolta. Solo una piccola chiazza d’erbetta ebbe compassione della signora: a gran fatica riunì i propri steli fino a formare una minuscola coppa, con la quale catturò le gocce d’acqua che stillavano da un abete lì vicino e quando il calice fu colmo…
– Bevi la mia acqua…disse l’erba. – è poca, d’accordo, ma non ho niente di più…
La signora vestita d’azzurro, che in realtà era la Madonna, si chinò a bere e nel fare ciò sfiorò con le dita l’erbetta raccolta in coppa, saldando tra di loro le foglioline e trasformandole in un fiore. Poi con l’abito leggero toccò la corolla, donandole un bel colore azzurro intenso, mentre i capelli vellicarono il calice, striandolo d’oro.
Sono nate così, le genzianelle, per essere calici della Madonna assetata.
La Madonna è il Bambino ciacerèl
La statua della Madonna miracolosa col Bambino in braccio, conservata nella chiesa di San Vigilio, a Pinzolo, è da tempo immemorabile al centro della devozione popolare.
Un giorno si recò da lei una povera donna che, raccondando alla Vergine tutti i suoi mali, i torti subiti, le infinite disgrazie che si abbattevano di continuo su di lei e sulla sua famiglia.
A un certo punto la donnetta alzò gli occhi e s’accorse che la statua del Bambin Gesù scrollava la testolina facendo segno che no, non era il caso di stare ad ascoltare quella sequela di suppliche.
– Tas te, ciacèrel – le radarguì allora la donna, parlando nel suo dialetto, – e lassa parlar to mare!
(Mille leggende del Trentino di Franco Neri)

El vintizinque de dizembre
Nadal
l’è ‘n putelot che ‘I varda e ride
soto ‘n cel piturà
con poche stéle,
le so manote svelte
che taca i so penseri, lizeri,
su ‘n den alber,
el me cor
che ‘I se nega
‘n dei so oci,
giust el temp de n’ aleluia.
Giacomo Floriani
Santa Luzia (La malizia dei putei)
«Mama! Dime perché geri al Bepim
Santa Luzia la gh’à regalà ‘n bel
teatro, dei sóni e dopo ‘n caretim,
piém de bombi, tirà da n’asenel?»
«Perché? Perché ‘l Bepim, caro, l’è ‘n bòm
putel, che nô fa mai ‘nrabiar só mama,
‘l studia sempre bém la só leziom,
e, véderlo a ubidir … quando i lo ciama!»
« Nol credo mama. Perché propi al Zoam,
che l’è ‘n bel dispetos, che ‘l fà ‘nrabiar
sempre só zio, la gh’à portà ‘n bel tram,
e pò tanta altra roba da zugar?»
«(Ma lassa star quel por gat) — Mi no vardo
né ‘l tó Bepi, né ‘l Zoam! I bei regai
Santa Luzia la i porta, caro Nardo,
ai fioi sempre da bém e descantai».
«Mama, daghela lì da becolar
a le galine . . . che l’è sempre quela!
Che sia bòm o catif, pu che ciapar
dó, tré perseche, ‘n per, na caramela . . .
Ai altri ‘nveze de tut: zugatoi e pò
pastine e zerti gran bei regaleti!
Come de Sante Luzie ghe ‘n fus dó:
Una dei siori e n’altra dei poareti!»

Giacomo Floriani