Addio al signore delle api

Addio al signore delle api

L’apicoltura è una spia rossa che lampeggia sul futuro e sull’ambiente. Teniamone conto!

Può essere questo il messaggio che ci ha lasciato Andrea Paternoster, il ‘visionario’ apicoltore di Ton scomparso a soli 54 per le gravi ferite riportate in un incidente sull’Autobrennero andando verso una delle innumerevoli trasferte in Italia per visitare le sue api sparse nelle varie regioni del nostro paese. 

La sua morte ha destato un vasto cordoglio non solo a Ton e nella ‘sua’ valle di Non ma in tutto il Trentino ed anche a livello nazionale dato il carattere di apicoltorenomade’ che ne ha accompagnato l’operosa anche se breve esistenza.

Per questo a noi de “il Melo” ci è sembrato doveroso ricordare Andrea con un inserto speciale del mensile per documentarne, con testimonianze inedite di chi lo ha conosciuto fin da ragazzo, quella che più che una professione, peraltro di grande successo, è stata una missione a favore dell’ambiente e della biodiversità: biodiversità di cui le api sono uno dei pilastri su cui poggia la stessa sopravvivenza della specie umana. “Siamo tutti certi che Andrea è e sarà in ogni ape che ci circonda, in ogni elemento della natura e in ogni respiro vitale che anima questo mondo” – ha scritto la famiglia annunciando la scomparsa del loro caro accompagnandola con un ultimo gesto di enorme generosità, la donazione degli organi.

Nelle pagine che seguono c’è un ritratto dell’uomo Andrea Paternoster oltre che dell’imprenditore di successo, e della sua capacità, coinvolgente ed affascinante, di full immersion nel mondo delle api.

Un imprenditore che si confrontava con il mondo e che era presente nelle più importanti fiere a livello internazionale dove si parlava di cibo.

Un mondo da cui ha ottenuto moltissimi riconoscimenti per i suoi prodotti dell’alveare, frutto del suo lavoro, della sua capacità nel creare una vasta e raffinata gamma di mieli che sono entrati nelle cucine dei grandi chef stellati a livello nazionale e non solo.

L’idea di apicoltura ‘nomade’ di “Mieli Thun” – aveva spiegato Andrea in uno dei suoi tanti incontri divulgativi – era nata con due obiettivi: il primo, qualitativo, era quello di raccontare attraverso mieli mono-origine i diversi areali di produzione, “e far così emergere le specificità territoriali che siamo abituati a ricercare nelle altre produzioni agroalimentari, in particolare per il vino”.

Il secondo per differenziare le zone di produzioni facendo quello che fanno i contadini “quando scelgono di acquistare o affittare appezzamenti in zone diverse, per tenersi al riparo da una gelata, dall’esondazione di un fiume, da una grandinata”.

Era così riuscito a creare un’azienda che è salita ai vertici a livello nazionale del settore a livello di immagine.  Nel catalogo di Mieli Thun si trovano per questo il miele di abete e quello di bosco, il miele di cardo e di coriandolo, quello di melo e di arancio: una gamma vastissima di sapori e di essenze che ben sapeva proporre ed abbinare alle varie occasioni, convincendo e coinvolgendo.

Andrea delle api sapeva tutto e, un altro suo pregio, era quello di saper svestirsi, parlando delle api, dei panni dell’imprenditore di successo per calarsi nel mondo dell’alveare, quasi sentendosi dentro il cantiere di meravigliosa operosità, ingegno e lavoro di questi esseri fondamentali per la sopravvivenza umana.

Così lo vogliamo ricordare come esempio di ingegnosità, intraprendenza e di amore per la terra e per la valle di cui aveva assorbito e ampliato i valori e le conoscenze del mondo contadino dei suoi avi, la vera fonte del suo sapere e la ragione della sua vita.

Andrea Paternoster, una vita nell’alveare

Il ricordo di un amico

Andrea Paternoster era un imprenditore fuori dal comune. La sua grande intuizione, è stata quella di introdurre nel processo produttivo, qualcosa che conquistava il mercato e che andava oltre la qualità del prodotto da ritenersi requisito irrinunciabile. Il grande merito che lui ha avuto, è quello di aver diluito nel dolce prodotto delle api, tutta la poesia che sta dietro a quel “semplice” prodotto della natura. Quando osservavi come parlava della sua attività, saltava subito agli occhi, come era innamorato del suo lavoro e delle sue api. Una delle frasi che ho sentito uscire dalla sua bocca è: “io mi vestirei di api”. Bellissima metafora, invidiabile da un certo punto di vista, da molti di noi, che non hanno questa visione relativamente al lavoro che svolgiamo.

Il suo modo di raccontare, ci riporta indietro nel tempo; quando il rapporto con la natura era più stretto e materialmente a contatto con gli elementi, terra, acqua, aria, animali, piante, che oggi manipoliamo con le macchine mentre un tempo facevano parte di un contatto fisico quotidiano. Era incantevole vederlo manipolare con calma quasi anziana, le api, che sembrava sentissero la sua amorevole presenza.

Tra studi e alta cucina

Dentro questa personalità quasi poetica, non mancava di certo la preparazione tecnica che si era fatto, partendo dagli studi all’Istituto Agrario di San Michele, all’esperienza nell’azienda frutticola del papà e all’esperienza amministrativa che lo ha visto diventare giovane presidente provinciale dei Clubs 3P in Coldiretti. Tutte attività che hanno formato una base di conoscenze tecniche, e di relazione, su cui ha costruito il suo sogno. Davvero un esempio bello di imprenditoria che spazia su tutti i registri dell’esistenza.

Amava molto l’arte, le canzoni, il mondo in generale, senza dimenticare mai, il piccolo paese che aveva visto i suoi primi passi. Un rapporto stupendo con i suoi genitori.

Parlava spesso Andrea, di suo nonno, che portava lo stesso nome e dal quale aveva ereditato la passione per l’apicoltura. Non mancava mai di citarlo, pensando forse a come sarebbe stato felice nel vedere il nipote portare un’attività così umile ai vertici nel mercato e vedere che il suo umile miele arrivava nei negozi di numerosi paesi del mondo, nei ristoranti più famosi, e veniva illustrato nelle scuole agli studenti per insegnare le infinite possibilità che esistono per il suo utilizzo.

Andrea aveva la capacità di stare nei ruoli più diversi con la naturalezza di chi parla con la coscienza di sapere cosa dire. Lo vedevi indifferentemente su un palcoscenico che, come un istrione, incantava il pubblico raccontando e raccontandosi, oppure con la inseparabile tuta gialla, al lavoro in mezzo alle sue api in aperta campagna. 

Incredibile la sua presenza ovunque dove si parlasse di qualità del cibo di eccellenza nel campo alimentare, di genialità creativa nel campo della ristorazione e del mondo dei consumatori in generale.

I ‘nemici della nonna’

Divertente per esempio la sua creazione di un gruppo sui social, denominato “nemici della nonna” dove, con questo titolo un po’ gogliardico, stigmatizzava l’abitudine che le nonne ci hanno inculcato per l’uso del miele esclusivamente come curativo di problemi patologici più o meno vari. Ma invece, per l’uso del miele come alimento da inserire nella filiera nutrizionale umana come risorsa ineguagliabile e carica di sensazioni irripetibili.

Per questa basilare e rivoluzionaria convinzione ha speso tutte le energie che aveva, ed erano davvero tante, riuscendo a trasferire questa visione nelle cucine degli chef più quotati a livello internazionale.

Ferran Adrià, cuoco spagnolo di fama internazionale, è stato uno degli alfieri del progetto intorno ai mieli Thun.

Alfredo Russo mette Andrea Paternoster fra i protagonisti della sua pubblicazione “Il miele in cucina”. Basta andare a visitare un qualsiasi sito dedicato all’argomento miele, e Andrea Paternoster vi compare come un guru in materia.

Due nomi tra i tanti, solo per fare qualche citazione di chef di altissima fama che hanno creato con i mieli di Andrea, piatti unici incredibilmente originali.

Un concetto rivoluzionario infatti sta nel fatto che viene messa in subordine la caratteristica dolcificante del miele, per fare spazio a tutta una serie di sapori, aromi, proprietà emulsionanti ecc. mai usate fino ad ora in cucina. Tale intuizione di Andrea, è davvero geniale e viene riportata più e più volte nelle pubblicazioni fatte in materia.

Importante la collaborazione con la macelleria “Massimo Goloso” scoprendo  l’ottimo abbinamento della “mortandela” con il “miele di rododendro” e successivamente quella del “salame” con “il miele di castagno e eucalipto”.

La passione del divulgatore

è coinvolgente il fatto che scavando nella grande comunità dei social, si scoprano attività, amicizie, collaborazioni, dediche, scoperte: tutte, imperniate sulla figura di Andrea che sapeva affascinare raccontando il mondo delle api ed il suo mondo che marciava parallelo o addirittura dentro quello delle api. Lo faceva in maniera tecnicamente supportata da esperienza e studio dove, la volontà di raggiungere risultati e qualità eccellenti erano gli obiettivi fondamentali. Se ci si vuole sintonizzare con questi straordinari mondi della alta cucina e dei personaggi che la dominano, non si può prescindere dall’avere capacità di produrre qualità assoluta e Andrea, questo lo sapeva fare. Anzi lo sapeva far fare alle sue api. Gestendole in maniera da avere produzioni mono essenza (prodotto con fioriture di fiori di una stessa specie) di altissima qualità.

Era la sua passione quella di raccontare gli aromi del suo miele, le sfumature che ricordavano sapori diversi e che, quando partecipavi ad una delle sue lezioni di degustazione, ti facevano innamorare del miele.

Nel suo obbiettivo di vita, c’era anche la filosofia del mangiare bene e in armonia con il tempo che scorre, assaporando il cibo dentro il quale trovare la saggezza della storia e l’esperienza che i sapori fanno vivere. Per questo, è stato primo fondatore, assieme ad un manipolo di persone, della condotta (sarebbe la sezione locale) di slow food, Terre del Noce.

E dell’insegnare

Era docente all’università di scienze gastronomiche di Pollenzo, in provincia di Cuneo; ha insegnato all’accademia Niko Romito di Castel di Sangro in provincia dell’Aquila; è stato relatore al master di Filosofia del cibo presso l’Università di Milano; a Tione presso la scuola alberghiera

Miele fa rima con vita” è scritto in un passaggio del materiale di presentazione del suo mielificio e di come questi piccoli insetti, di cui Andrea era innamorato, facciano da indicatore della salubrità dell’ambiente in cui viviamo spesso poco ascoltati.

Api, una storia di famiglia

Di lui affascinava il fatto che conosceva molto bene il suo passato e quello dei suoi avi. Era affezionato ad esso e, spesso, citava metafore dei vecchi, che divertivano ma che talvolta erano pregne di una saggezza perduta. Quella saggezza che nelle logiche di organizzazione dell’alveare, esisteva immutata da millenni per un sistema che funzionava alla perfezione. La conosceva bene Andrea e aveva applicato alla sua azienda questa metafora, organizzandola come un alveare, dove ogni individuo è consapevole del proprio ruolo e orgoglioso di contribuire al funzionamento della macchina produttiva.

Il carisma che emanava standogli al fianco, era palpabile e faceva appassionare alle api chiunque ne fosse a contatto. 

Stupefacente vedere quante persone frequentavano l’azienda per imparare, come scuole tecniche, o per degustare istruiti nel percorso sensoriale dallo stesso Andrea che amava raccontare i suoi mieli. è stato sorprendente vedere come, la struttura costruita sulla strada che porta al Castel Thun, sia stata essa stessa attrazione per innumerevoli persone e turisti, come meta primaria, mettendo in subordine la visita al famoso Castello.

E’ stato l’esempio di come l’agricoltura, qualsiasi essa sia, fosse strettamente legata al resto del mondo ed in particolare al turismo che la attraversa sia metaforicamente che materialmente ogni giorno.

Ha dimostrato come da questa relazione si possa trarre beneficio anche economico e sociale da entrambe le parti. Ha portato nel mondo, il messaggio delle api che sono l’indice di salubrità dell’ambiente, così come sosteneva Einstein e che tanto è dibattuto in questi tempi.

Sapeva ascoltare; un ascolto curioso di quelli che fanno crescere, facendo tesoro di ogni esperienza per incrementare conoscenze e condividerle a sua volta per la crescita comune. Ecco quindi l’esempio che ci ha lasciato: l’imprenditoria, può essere lavoro che è alla base certo, ma anche divertimento, poesia, condivisione e amore per quello che si fa.  Anche da questo punto di vista, lascia un esempio che è sicuramente un enorme valore aggiunto.

To bee Continued”

Le api, l’agricoltura e i fiori

Un esempio quindi, lasciato al mondo ed in particolare a questa valle che lui amava e conosceva bene.

E’ stato precursore di una tematica, quella della diversificazione colturale, che oggi, si dibatte sui tavoli della politica agricola. Dimostrando molto in anticipo che si può fare, anzi che la strada è probabilmente proprio quella. Ha realizzato un filo di unione fra economie, agricola, della ristorazione, del turismo culturale che stanno emergendo prepotentemente oggi dal panorama economico.

Ora, alle due figlie Francesca ed Elena, ed a tutto lo staff “Mieli Thun”, spetterà il compito di portare avanti il messaggio del papà che così prematuramente ci ha lasciati. Come una fotografia del futuro e della strada da intraprendere per realizzare ogni giorno il sogno che ogni uno di noi ha nei propri progetti o meglio nel proprio animo.

Come rappresentante della comunità di Ton, oltre al dramma personale per la scomparsa di Andrea ed il vuoto che ha lasciato nei nostri cuori, voglio esprimere qui, il riconoscimento più alto nei confronti di una persona che ha saputo con impegno e lungimiranza imprenditoriale, portare con la propria attività, il nome del nostro Paese il nostro Castello e della nostra Valle, in tutto il mondo. L’attività imprenditoriale, che conosco bene, lascia tendenzialmente pochi spazi ad altri registri.  Andrea, li sapeva usare tutti in qualsiasi ambito. A contatto con partner nazionali ed internazionali, sia personali diretti che sul web, ha sempre trasmesso una semplicità quasi disarmante, che ha fatto innamorare delle api, e del lavoro dell’apicoltore, le persone che sentivano raccontare le sue esperienze ed aspirazioni. Un rapporto d’amicizia di lavoro e confronto istituzionale, mi ha sempre arricchito, cogliendo la diplomazia, la semplicità e il genio che lo rendeva unico nella sua personalità.Dobbiamo essere riconoscenti a chi si spende per costruire i propri sogni, con convinzione, passione, divertimento pure; perché i sogni realizzati da qualcuno, portano benefici anche ad altri, anche a chi li sente semplicemente raccontare. Un sogno diventato realtà, una splendida realtà, che non avrà mai fine consegnato nelle mani delle figlie Francesca e Elena, alle quali va l’abbraccio e l’augurio da tutta la comunità e mio personale.

Ivan Battan  (Sindaco di Ton)

Giacomo Eccher